Effetto D. Se la leadership è al femminile: storie speciali di donne normali

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Un libro prezioso per: capire cosa spinge alcune donne ad accettare fatiche supplementari per raggiungere obiettivi difficili; le giovani che ricercano modelli non convenzionali in grado di rafforzare il loro impegno quotidiano; le donne che hanno già operato scelte di vita personale e professionale; i direttori del personale e i manager HR che si occupano delle politiche orientate alla valorizzazione delle differenze di genere. Liberiamoci dallo stereotipo della donna-leader di successo con tailleur attillato grigio antracite e tacchi a spillo. Essere donna e insieme leader significa essere una professionista “normale”. Significa essere, cioè, una figura molto più “semplice” o più in ombra di quanto si immagini, ma di valore, cioè capace di introdurre quel Fattore D che produce valore d’impresa. E le storie raccontate in questo libro lo dimostrano.

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Sono storie di donne normali, ma anche un po’ “speciali”. Non sono manager necessariamente molto famose (almeno per ora), ma sono figure che si sono preparate a lavorare studiando, con impegno e passione, senza sacrificare se stesse e la propria autenticità. Un libro utile alle persone curiose per capire meglio cosa spinge alcune donne ad accettare fatiche supplementari per raggiungere obiettivi difficili, lottando contro pregiudizi e luoghi comuni; alle giovani che ricercano modelli non convenzionali in grado di rafforzare il loro impegno quotidiano; alle donne di qualsiasi età che hanno già operato scelte di vita personale e professionale; ai direttori del personale e manager HR che si occupano anche delle politiche orientate alla valorizzazione delle differenze di genere e di diversity management; a chi studia e si interessa al tema della leadership, non solo femminile, e al suo sviluppo all’interno delle imprese.

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Amalia Ercoli Finzi: «Con cinque figli grattugiavo mele in continuazione»

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Amalia Ercoli-Finzi, meglio conosciuta come la mamma della missione Rosetta, la sonda spaziale che va a caccia di notizie nello spazio, è così: illimitatamente curiosa del nuovo, abituata a sostenere il suo gruppo di giovani sparsi nel mondo e nata per guardare avanti. Da piccolina si divertiva a smontare biciclette per capire come erano fatte («e poi facevo fatica a rimontarle»), e si imbizzarriva perché nessuno le riusciva a spiegare bene come funzionava il campanello elettromeccanico. Da grande ha scelto di fare Ingegneria, e per di più quella aeronautica, quando le ragazze se ne tenevano accuratamente lontane, e fu la prima donna laureata in Italia: «Perché allora era la specialità più nuova, e io amo il nuovo. E poi ancora oggi volare è un miracolo, non è assolutamente un fatto spontaneo».

Amalia è sempre stata pioniera in tutto, anche per quel modo acrobatico e difficile che hanno oggi le donne di stare nel mondo lavorativo, con tante capriole quotidiane. Così lei, entrata in una famiglia borghese «con le sorelle di mio marito che non lavoravano e non capivano perché volessi tanto continuare a farlo», ha capito da subito che non avrebbe rinunciato a niente, né alla sua passione né alla famiglia: «La vita familiare non mi sarebbe bastata, adoravo i miei figli ma l’idea di passare la giornata con loro, con i ritmi lenti della signore della buona società, non mi andava bene».

Come ha fatto a conciliare tutto in tempi in cui ancora non si parlava di conciliazione? Si dice, con formula un po’ retrò, che dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna: nel caso delle donne che sono riuscite a far convivere la propria passione con la famiglia, quel vecchio modo di dire si può tranquillamente ribaltare. Prima di tutto sceglietevi il marito giusto, si potrebbe dire. «Mio marito è un compagno speciale, l’ho conosciuto all’università e poi è diventato un ingegnere civile di successo, non è bene che uno viva all’ombra dell’altro. Lui è una persona saggia con due spalle così e sulle sue spalle scaricavamo tutti i problemi di famiglia. Non è mai stato di quelli che cambiano i pannolini ma sull’educazione dei figli c’è sempre stato.» Altro asso nella manica della ferrigna Amalia è stata un costituzione di base felice, un Dna particolare che la porta a dormire poco, in media le bastano cinque-sei ore per notte. «Quando i bambini erano piccoli ne dormivo anche quattro soltanto. E mentre dormo penso, faccio il programma della giornata, senza appuntarmelo. Conto sulla memoria.» Ancora oggi ricorda 200 numeri di telefono senza agenda: «Il cervello è come un muscolo, va esercitato»

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Per far funzionare i grandi progetti scientifici ci vuole anche tanta abilità di gestione e di lavoro di gruppo. «La donna in casa cosa fa? Fa l’a.d. della famiglia con in più la sua capacità di attenzione e condivisione, e un’azienda è come una famiglia che funziona. Ecco perché oggi la donna è molto apprezzata. E poi siamo più civili, meno aggressive e rispettiamo le regole. Non abbiamo la cultura della guerra, ma della vita e del futuro. Anche sul lavoro non vogliamo bruciare tutto e subito. Tutte qualità che vanno bene in questo momento. La nostra intelligenza emotiva ci permette di capire la società complessa e multietnica, di dare attenzione individuale a ciascuno, di scoprire in ciascuno le capacità che ha e di aiutarlo a valorizzarle.» L’idea è che ognuno abbia i propri ambiti di eccellenza, bisogna solo individuarli. E soprattutto è importante, secondo l’esploratrice del futuro Amalia, insegnare alle ragazze che possono farcela: «Non per essere meglio degli uomini ma per se stesse, anche se devono combattere un po’ perché la nostra società non è ancora pronta. Ma alcuni modelli dimostrano che si può, penso a Samantha (Cristoforetti)»

Il senso delle donne per la scienza

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Le materie scientifiche sono bellissime. La matematica, la fisica, l’ingegneria, l’astrofisica, la medicina, la biologia, spauracchio del nostro ricordo scolastico, possono dare grandi soddisfazioni e rompere i più vieti tabù. Tra cui quello che le donne non sarebbero portate per queste materie: ha passato una vita a dimostrare il contrario, per esempio, il premio Nobel Rita Levi-Montalcini. E oggi avanza una nuova generazione di “ragazze” che sta rendendo popolare la scienza fra i più giovani: menti brillanti che hanno capito quanto valore aggiunto regali alla ricerca la capacità di comunicare. Samantha Cristoforetti, che non ha smesso di inviare al mondo segnali di simpatia neppure quando era in orbita nello spazio. Fabiola Gianotti, direttrice del Cern fotografata in copertina da «Time» e inserita da «Forbes» nella lista delle donne più influenti del mondo. Elena Cattaneo, pioniera degli studi sulle cellule staminali embrionali in Italia, ora senatrice a vita. “Signore della scienza” ritratte con passione da Maria Luisa Agnese in un racconto che è un inno tanto alla mente quanto al cuore delle donne.

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Storie della buonanotte per bambine ribelli 2

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Con oltre un milione di copie vendute in tutto il mondo, Storie della buonanotte per bambine ribelli è diventato un movimento globale e un simbolo di libertà. Le autrici Francesca Cavallo ed Elena Favilli tornano con cento nuove, bellissime storie per ispirare le bambine – e i bambini – a sognare senza confini: Audrey Hepburn, che mangiava tulipani per sopravvivere alla fame ed è poi diventata un’inarrivabile icona di stile e una straordinaria filantropa; Bebe Vio, grintosissima campionessa di scherma malgrado una grave malattia; J.K. Rowling, che ha trasformato il fallimento in un punto di forza e ha cambiato per sempre la storia della letteratura. Poetesse, chirurghe, astronaute, giudici, acrobate, imprenditrici, vulcanologhe: cento nuove avventure, cento nuovi ritratti per ispirarci ancora e dirci che a ogni età, epoca e latitudine, vale sempre la pena di lottare per l’uguaglianza e di procedere a passo svelto verso un futuro più giusto.

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Il messaggio alla base del progetto: “Quella per la parità dei diritti e delle opportunità tra uomini e donne è la nostra battaglia di vita, non solo professionale. Il fatto che un libro come questo venga tradotto in turco, in arabo, in cinese, in vietnamita… e arrivi in paesi in cui le bambine e le donne hanno ancora più bisogno di sentire questo messaggio, è la cosa che ci dà più gioia in assoluto. Alcuni dei nostri lettori più appassionati vengono dalla Turchia e dall’Iran… Come hanno scritto in molti, questo libro è molto più di un libro, è un oggetto magico che sta dando forza a centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo”. In questo contesto, “una campagna di crowdfunding permette di amplificare, estendere e dare ancora più forza a questo messaggio”.

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Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie

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C’era una volta… una principessa? Macché! C’era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n’era un’altra che diventò la più forte tennista al mondo e un’altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle. Da Serena Williams a Malala Yousafzai, da Rita Levi Montalcini a Frida Kahlo, da Margherita Hack a Michelle Obama, sono 100 le donne raccontate in queste pagine e ritratte da 60 illustratrici provenienti da tutto il mondo. Scienziate, pittrici, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef… esempi di coraggio, determinazione e generosità per chiunque voglia realizzare i propri sogni.

Il progetto delle 30enni Elena Favilli e Francesca Cavallo, creatrici di Timbuktu, la prima rivista iPad per bambini, è uno dei più finanziati nella storia del crowdfunding.

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Booktrailer

Rita Levi Montalcini: una donna di frontiera

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“Rita Levi Montalcini: una donna di frontiera” è un testo a fumetti realizzato dal Senato della Repubblica e dall’EBRI. Un testo attraverso il quale ragazze e ragazzi potranno conoscere una piccola grande donna, la cui immagine e personalità hanno impresso un segno indelebile nei campi della cultura, della scienza e dell’impegno politico e sociale. Rita Levi Montalcini affascinava per l’eleganza, incantava per l’intelligenza, la tenacia, lo slancio verso il futuro a dispetto dell’età.

Laureata in medicina e chirurgia a Torino nel 1936 ha dovuto affrontare gravi difficoltà, alle quali seppe rispondere sempre con coraggio e capacità di resistenza. Fu vittima delle leggi razziali, per meglio dire, razziste del fascismo che le vietarono ogni prospettiva di ricerca, costringendola dapprima a recarsi in Belgio, poi a rientrare in Italia, arrangiandosi un laboratorio attrezzato nella sua camera da letto. E lei – dotata di quello spiccato senso dell’ironia che contraddistingue solo le persone particolarmente intelligenti – ha sostenuto, testuale: “Paradossalmente dovrei dire grazie a Hitler e a Mussolini che, dichiarandomi di razza inferiore, mi preclusero le distrazioni, la vita universitaria e mi condannarono a chiudermi in una stanzetta dove non potevo far altro che studiare”.  Rita Levi Montalcini aveva 30 anni e un obiettivo dal quale non l’avrebbero distolta neanche i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Voleva capire come si formano le fibre nervose quali fattori che regolano la crescita del sistema nervoso. In quella stanza, china sul microscopio a studiare i neuroni di embrioni di pollo, avrebbe compiuto esperimenti decisivi per la scoperta che le sarebbe poi valso il Premio Nobel.
 Si trasferì successivamente negli Stati Uniti, continuando la sua attività di ricercatrice.

Il suo grande e costante impegno è stato quello di trasmettere il suo sapere ai giovani, di formare una nuova generazione di scienziati, lottando contro nepotismi, pressioni politiche, consorterie. La vita, soleva ripetere, ha un valore se non concentriamo l’attenzione soltanto su noi stessi ma anche sul mondo che ci circonda. La sua figura illustre ha sempre costituito un’alta testimonianza delle conquiste del genio italiano nel mondo e un monito a continuare ad investire energie e fondi nella ricerca scientifica, in particolare in quella direttamente rivolta a comprendere i meccanismi di funzionamento del nostro corpo e della nostra mente e a combattere le malattie più gravi.
Nel settembre del 2001 fu nominata senatrice a vita dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi per altissimi meriti in campo scientifico e sociale. Il Senato italiano ha in questo un primato assoluto al mondo: nella sua storia sono ben sei i premi Nobel che sono diventati senatori.

Dietro l’apparente fragilità di Rita Levi Montalcini si nascondeva un uragano di idee, di stimoli a fare, a sapere, a conoscere. La sua eredità sopravvivrà al tempo che passa.
Lei non ha mai temuto la morte, diceva sempre che quando muore il corpo rimane quello che hai lasciato, e lei ha lasciato tanto.
Come scrisse Primo Levi nel 1986, all’indomani del conferimento del premio Nobel, in Rita Levi Montalcini convivevano “una volontà indomita e un piglio principesco, accanto a quella rara combinazione di pazienza ed impazienza che è propria di grandi innovatori: tutte qualità necessarie ad infrangere la barriera dell’ignoto e ad avvicinare l’umanità alla meta più evanescente e gelosa, quella della mente umana che comprende se stessa”.

Scarica qui il fumetto

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Sulle orme delle Donne STEM

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L’Associazione Culturale “Noi costruttori del futuro” è impegnata da tre anni nella realizzazione di attività nel “Il mese delle Stem”, una delle iniziative avviate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con il Dipartimento delle Pari opportunità della Presidenza del Consiglio, nata con l’obiettivo di promuovere le discipline STEM (Science, Technology, Engineering, and Mathematics) nelle scuole di ogni ordine e grado.

Il progetto “Sulle orme delle Donne Stem” prevede un incontro-dibattito diretto alle bambine e ragazze dove si illustreranno le statistiche in tema di divario di genere

  • “World employment social outlook – Trends for women 2017” dell’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite (ILO) afferma che “l’accesso al mercato del lavoro da parte delle donne risente ancora di barriere elevate, culturali e non” e che riducendo la disparità fra uomini e donne che lavorano del 25%, si garantirebbe un vantaggio in termini di Pil aggiuntivo da 5800 miliardi di dollari (circa 5182 miliardi di euro) entro il 2025!
  • Uno degli stereotipi esistenti dentro il sistema formativo è quello di una presunta scarsa attitudine delle studentesse verso le discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) che conduce a un divario di genere in questi ambiti sia interno al percorso di studi che nelle scelte di orientamento prima e professionali poi. In Italia la percentuale di donne che occupano posizioni tecnico-scientifiche è tra le più basse dei Paesi: il 31,71% contro il 68,9% di uomini e solo il 5% delle quindicenni italiane aspira a intraprendere professioni tecniche o scientifiche (dati Ocse, Istat ed Eurostat).

Si porteranno come esempio varie figure di donne modello di eccellenza nel campo delle materie STEM: da Ada Lovelace a Samantha Cristoforetti, da Maria Gaetana Agnesi a Fabiola Gianotti, da Ipazia a Margherita Hack.

Ragazze con i numeri. Storie, passioni e sogni di 15 scienziate

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15 biografie di scienziate per raccontare i volti della scienza al femminile provenienti da diverse aree del mondo. Ci saranno Rita Levi Montalcini, il nostro Premio Nobel per la Medicina più ammirato; la cinese You You Tu che, con le sue erbe medicinali ha vinto la battaglia contro la malaria e un Nobel; la matematica iraniana Maryam Mirzakhami, prima (e unica donna) a vincere la Field Medal; la chimica inglese Rosalind Franklin che per prima fotografò la molecola del DNA. E ancora l’austriaca Hedy Lamarr, attrice scandalo, la “donna più bella del mondo”, che ha messo a punto la tecnologia alla base delle reti wireless di oggi, o la russa Valentina Tereshkova, la prima donna ad andare nello spazio. Sono tutte vite di donne che attraversano la storia dell’Ottocento e del Novecento e che con il loro esempio ci ripropongono una diversa storia della scienza.

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Le tue antenate. Donne pioniere nella società e nella scienza dall’antichità ai giorni nostri

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Storie straordinariamente esemplari per le adolescenti spaesate tra “velinismo” e paure. A loro, e ai loro fratelli e genitori, la più grande scienziata italiana racconta con passione i propri riferimenti personali: figure innovative, fiere e rivoluzionarie che hanno saputo affermarsi e trascinare con sé l’emancipazione della donna nella società occidentale, fino ai giorni nostri.

Che cosa significa il termine antenato per le nuove generazioni? “Antenate”, in questo contesto, indica non soltanto chi è nato prima, ma in particolare quegli individui di sesso femminile che hanno contribuito in modo fondamentale allo sviluppo scientifico, tecnologico e culturale. Questo libro è dedicato alle nuove generazioni, perché siano consapevoli dei contributi scientifici fondamentali apportati dalle loro antenate già da prima dell’Era cristiana e fino al Novecento, lunghi secoli durante i quali l’appartenenza al genere femminile fu considerata un impedimento a qualsiasi tipo di sviluppo intellettuale. Le donne furono a lungo escluse da ambiti importanti della società, in alcuni periodi le più sapienti venivano addirittura accusate di stregoneria e mandate al rogo. Abolita questa assurda quanto feroce persecuzione, è persistito tuttavia il mito, da parte di filosofi e scienziati, di una assoluta superiorità intellettuale maschile, anche nell’epoca dei cosiddetti Lumi. L’apporto femminile, nella pluralità dei casi, non è stato mai riconosciuto. Semmai veniva comunque attribuito all’influenza dei padri, dei fratelli o dei mariti: di figure, cioè, appartenenti sempre al genere maschile. In realtà attraverso tutte le epoche, sino a quella attuale, la donna ha contribuito allo sviluppo scientifico in misura pari all’uomo, pur svolgendo anche il ruolo di moglie e di madre. Per millenni il 50 per cento dell’umanità non ha avuto pieno accesso alla conoscenza, perché gli è stato impedito in nome di una minore forza fisica. Ma la forza fisica non ha niente a che vedere con le capacità mentali. Le personalità femminili descritte in questo libro confermano che le abilità intellettuali non sono monopolio del sesso maschile. Nella donna prevale, inoltre, la capacità innata di adattarsi alle condizioni ambientali. Le poche donne che riuscirono ad affermarsi nelle scienze sperimentali, come la matematica, la fisica e l’astronomia, appartenevano a una élite socio-culturale che poteva avvalersi di tutori privati.

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In Italia soltanto nel 1874 le donne furono ammesse alle scuole pubbliche e dopo il 1900 si registrò un notevole aumento delle iscrizioni in tutti i gradi d’istruzione, da quello liceale, ginnasiale e professionale a quello universitario. Oggi la maggioranza, se non addirittura la quasi totalità, della componente femminile dei paesi ad alto sviluppo scientifico-culturale si avvale delle straordinarie tecnologie a portata di tutti. Seppure molte delle personalità descritte in questo libro abbiano raggiunto eccezionali risultati nel corso dei secoli, soltanto un numero esiguo ha ottenuto riconoscimenti internazionali, quali il Premio Nobel istituito nel 1901 da Alfred Nobel a Stoccolma. Solo il quattro per cento delle assegnazioni ha finora premiato una donna, e ciò denuncia l’evidente disconoscimento dei contributi femminili nei diversi settori della scienza. Nel Piano d’Azione della Conferenza Mondiale della Scienza i 190 Paesi Membri hanno evidenziato l’urgenza di garantire la parità di accesso al sapere. Parità che a tutt’oggi non esiste, né nei paesi ad alto sviluppo culturale né in quelli in via di sviluppo. Il principio è stato enunciato in questi termini: “Se si vuole che la scienza sia davvero al servizio dei reali bisogni dell’Umanità è urgente la realizzazione di un migliore equilibrio nella partecipazione di entrambi i sessi alla scienza e al suo progresso”. Il fatto che oggi la presenza femminile non sia più un’eccezione, ma sia diventata significativa e in continuo aumento, dimostra che la capacità di produrre scienza è un attributo proprio della specie umana senza distinzione di sesso o di classe. Con il riconoscimento alla donna della piena parità di ruolo si auspica che gli appartenenti alle nuove generazioni, indipendentemente dal sesso, vedano realizzato il diritto di utilizzare liberamente le proprie capacità intellettuali. Un diritto che è stato negato alle loro antenate.

 

In estate si imparano le STEM

Il Dipartimento per le pari opportunità (di seguito DPO) ha da tempo avviato, anche in collaborazione con il Ministero dell’istruzione, università e ricerca, iniziative volte a promuovere le pari opportunità e a contrastare gli stereotipi di genere nei percorsi scolastici.

Uno degli stereotipi esistenti, infatti, è quello dì una presunta scarsa attitudine delle studentesse verso le discipline STEM (Science, Technology, Engineering,  Mathematics) che conduce a  un divario di genere in questi ambiti sia interno al percorso di studi che nelle scelte di orientamento prima e professionali poi. Recenti dati I mostrano, ad esempio, che, sul totale degli iscritti al 1° anno delle scuole secondarie di secondo grado negli istituti  tecnici –  settore tecnologico,  la percentuale  femminile  è pari solo al  16,3%. Se si prende poi a riferimento i corsi di laurea, nell ‘ anno accademico 2014/2015 emergono rilevanti differenze di genere tra i vari settori  di  studio;  infatti  si  registra  una  presenza  massiccia  delle  donne nell ‘ area Umanistica (75%), mentre tale presenza diminuisce man mano che si  passa  ad  ambiti  di carattere più scientifico o tecnico raggiungendo  il  minimo  nell’area  di  “Ingegneria  e  Tecnologia” (31%)2.

Questi dati, che si prestano a diverse letture di carattere sociale, culturale nonché educativo/orientativo , oltre a raccontare un divario di genere nella formazione tecnica, scientifica e tecnologica, evidenziano la difficoltà di accesso delle donne alle carriere tecniche e scientifiche che, invece, costituiscono e costituiranno sempre più in futuro un importante bacino di  opportunità  professionali  che  si  stanno aprendo in tutto il mondo.

Nello specifico, alla luce dei dati sopra esposti, il DPO in data 19 dicembre 2016 ha emanato l’Avviso pubblico “In estate si imparano le STEM” Campi estivi di scienze, matematica , informatica e coding, che ha permesso di finanziare progetti presentati da scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado volti alla realizzazione di percorsi di approfondimento in materie scientifiche da svolgersi nel periodo estivo rivolti prevalentemente alle studentesse , ma anche a studenti, delle scuole elementari e medie (primarie e secondarie di primo grado).

Considerato il successo dell’iniziativa e l’ampia adesione da parte delle istituzioni scolastiche, il DPO intende procedere all’avvio di una seconda edizione del predetto bando attraverso l’emanazione dì un nuovo Avviso pubblico. L’obiettivo è quello di proseguire nell’azione volta a contrastare fin dall’ambito formativo gli stereotipi che vedono le donne scarsamente predisposte verso lo studio delle materie STEM. A tale scopo il DPO finanzierà iniziative rivolte alle studentesse e agli studenti delle istituzioni scolastiche primarie e secondarie di primo grado, da realizzarsi durante il periodo estivo per due annualità (2018 e 2019) attraverso l’offerta di percorsi di approfondimento sulle seguenti materie : matematica, cultura scientifica e tecnologica, informatica e coding.

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