RagazzeStem cercasi

docSiamo al termine del 2016 eppure ancora parliamo di diritti alle Pari opportunità e stereotipi di genere, soprattutto in ambiti scolastici e lavorativi.

Uno degli stereotipi esistenti è quello di una presunta scarsa attitudine delle studentesse verso le discipline STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) che conduce a un divario di genere in questi ambiti sia interno al percorso di studi che nelle scelte di orientamento prima e professionali poi. Recenti dati mostrano, ad esempio, che sul totale degli iscritti al 1° anno delle scuole secondarie di secondo grado negli istituti tecnici – settore tecnologico, la percentuale femminile è pari solo al 16,3%. Se si prende poi a riferimento i corsi di laurea, nell’anno accademico 2014/2015 emergono rilevanti differenze di genere tra i vari settori di studio; infatti si registra una presenza massiccia
delle donne nell’area Umanistica (75%), mentre tale presenza diminuisce man mano che si passa ad ambiti di carattere più scientifico o tecnico raggiungendo il minimo nell’area di “Ingegneria e Tecnologia” (31%)2. Questi dati, che si prestano a diverse letture di carattere sociale, culturale nonché educativo/orientativo, oltre a raccontare un divario di genere nella formazione tecnica, scientifica e tecnologica, evidenziano le difficoltà di accesso delle donne alle carriere tecniche e scientifiche che costituiscono e costituiranno sempre più in futuro un importante bacino di opportunità professionali che si stanno aprendo in tutto il mondo.

Con le nostre attività cerchiamo di avvicinare le bambine e le ragazze alle materie STEM attraverso laboratori loro dedicati e soprattutto attraverso le testimonianze di donne che si sono scontrate con questi stereotipi e hanno vinto.

Ada Lovelace e Samantha Cristoforetti sono diventate le nostre colonne portanti, ma ad esse abbiamo affiancato Maria Montessori, Marie Curie, Margherita Hack e continuiamo a conoscere e apprezzare tante donne che nella vita di ogni giorno ci domostrano il loro grandissimo Valore.

Margherita Hack: la donna delle stelle

margherita-hack-fumetto.jpg“Sono nata il 12 giugno 1922 nella città più bella del mondo, Firenze. Potete non crederci ma sono nata in una strada chiamata Centostelle”. Comincia così la storia della vita di Margherita Hack, la grande astrofisica nata da un padre contabile e una mamma miniaturista degli Uffizi. In una strada dal nome profetico.

La vita di Margherita Hack smentisce tanti stereotipi. Innanzitutto Margherita studiò al liceo classico: i suoi studi classici non le hanno impedito di laurearsi in fisica (anzi, chissà se non l’abbiano aiutata). Era una sportiva, sfatando il luogo comune che scienza e sport non vanno d’accordo; da giovane giocava a pallacanestro ed era un’atleta: fu campionessa di salto in alto e in lungo durante l’università. È stata la prima donna italiana a dirigere l’Osservatorio Astronomico di Trieste dal 1964 al 1987, ha insegnato astronomia all’Università di Trieste (per poi diventare direttore del dipartimento), è stata membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei e dei gruppi di lavoro dell’ESA e della NASA. Nel 1995 due astronomi hanno dato il suo nome a un nuovo asteroide: 8558 Hack. La donna delle stelle è morta il 29 giugno 2013.

“L’astronomia ci ha insegnato che non siamo il centro dell’universo, come si è pensato a lungo e come qualcuno ci vuol far pensare anche oggi. Siamo solo un minuscolo pianeta attorno a una stella molto comune. Noi stessi, esseri intelligenti, siamo il risultato dell’evoluzione stellare, siamo fatti della materia degli astri.”

 

http://www.deakids.it/bigbang/programma.php

Segni particolare: ragazza STEM

Da Ada Lovelace a Samantha Cristoforetti

STEM

Il sito ragazzestem.wordpress.com nasce come progetto rivolto alle studentesse nell’ambio dell’iniziativa del Miur “Le studentesse vogliono contare- Il mese delle Stem”

Il progetto vuole essere un percorso di scoperta, da parte delle stesse ragazze, delle figure femminili che si sono distinte nel campo delle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche.

Le ragazza coinvolte  andranno alla “ricerca” delle loro antenate e delle contemporanee figure femminile che si sono contraddistinte nei campi della scienza e della ricerca.  Figure femminili molto spesso assenti dai libri di testo, e questo ha accentuato per molto tempo il pregiudizio secondo cui le donne avrebbero una scarsa attitudine della scienza. Utilizzeremo monografie dedicate (ad es. Scienza, genere e società, Scienziate nel tempo. 70 biografie, ecc.), il grande materiale messo a disposizione dall’Università delle donne e le testimonianze online di quelle donne il cui operato sia stato in qualche modo significativo per la vita delle altre donne.

Storie, luoghi e periodi storici differenti, fino al 1867, anno in cui l’Ecole Polytechnique di Zurigo divenne la prima università al mondo ad aprire alle donne. Prima vi erano solo due possibilità di accedere agli studi scientifici: provenire da una famiglia benestante e/o avere una forte figura maschile al fianco – padre, fratello, marito, amante – che facesse loro da mentore. Spesso, le scienziate firmavano i loro lavori usando il nome di quest’uomo, o inventando uno pseudonimo maschile, ritenendolo il solo modo per essere prese in considerazione: questa è una delle ragioni per cui, ancora oggi, i nomi e l’opera di molte non sono visibili sui libri di testo. Un esempio è Sophie Germain, che nella sua corrispondenza con alcuni tra i più grandi del suo tempo si firmò sempre Antoine-August Le Blanc; ma anche Mileva Maric, moglie di Albert Einstein, che fornì alla definizione della teoria della relatività un contributo importante ma non ricostruibile con certezza. Lei stessa scelse di sacrificare la sua autonomia scientifica alla famiglia: era solita affermare che lei e il marito erano “ein-stein”,che in tedesco significa una sola pietra.

Ancora oggi, in molte parti del mondo, l’istruzione delle donne è vista come un fatto eccezionale. Anche in paesi come il nostro, dove in apparenza è un diritto garantito e indissolubile, la scelta di un’istruzione e una carriera in settori di cosiddetto appannaggio maschile va continuamente rivendicata. Un ulteriore tratto in comune è la forte attenzione alla divulgazione del sapere scientifico. L’esempio più attuale è Margherita Hack: l’astrofisica è una disciplina molto complessa, ma lei era in grado di spiegarla con un linguaggio semplice, usando metafore comprensibili a tutti e al tempo stesso mai banali.

Le ragazze sono assetate di questo genere di conoscenza, e il nostro impegno è mostrare loro quanto più possibile storie ed esempi positivi: non per nascondere problemi e pregiudizi, che ancora oggi esistono, ma per affermare e far capire loro che ci sono state e ci sono donne che ce l’hanno fatta. Un forte contributo, di recente, è arrivato dall’enorme visibilità mediatica di Samantha Cristoforetti, ma anche di altri esempi contemporanei come Ilaria Capua, che scoprì la sequenza genetica dell’influenza aviaria ma scelse di non brevettarla, così che il vaccino potesse essere somministrato gratuitamente; e Fabiola Gianotti, che ha contribuito alla scoperta del Bosone di Higgs e che è la prima donna a dirigere il Cern di Ginevra.

PENSIERO COMPUTAZIONALE & CODING

Per caratterizzare sinteticamente il rilevante contributo culturale apportato dall’Informatica alla comprensione della società contemporanea, la scienziata informatica Jeannette Wing nel 2006 introdusse l’espressione “pensiero computazionale ” (vedi l’articolo originale – in inglese).

Il pensiero computazionale è un processo mentale per la risoluzione di problemi costituito dalla combinazione di metodi caratteristici e di strumenti intellettuali, entrambi di valore generale.

metodi caratteristici includono:

  • analizzare e organizzare i dati del problema in base a criteri logici;
  • rappresentare i dati del problema tramite opportune astrazioni;
  • formulare il problema in un formato che ci permette di usare un “sistema di calcolo” (nel senso più ampio del termine, ovvero una macchina, un essere umano, o una rete di umani e macchine) per risolverlo;
  • automatizzare la risoluzione del problema definendo una soluzione algoritmica, consistente in una sequenza accuratamente descritta di passi, ognuno dei quali appartenente ad un catalogo ben definito di operazioni di base;
  • identificare, analizzare, implementare e verificare le possibili soluzioni con un’efficace ed efficiente combinazione di passi e risorse (avendo come obiettivo la ricerca della soluzione migliore secondo tali criteri);
  • generalizzare il processo di risoluzione del problema per poterlo trasferire ad un ampio spettro di altri problemi.

Questi metodi sono importanti per tutti, non solo perché sono direttamente applicati nei calcolatori (computer ), nelle reti di comunicazione, nei sistemi e nelle applicazioni software ma perché sono strumenti concettuali per affrontare molti tipi di problemi in diverse discipline.

Gli strumenti intellettuali includono:

  • confidenza nel trattare la complessità (dal momento che i sistemi software raggiungono normalmente un grado di complessità superiore a quello che viene abitualmente trattato in altri campi dell’ingegneria);
  • ostinazione nel lavorare con problemi difficili;
  • tolleranza all’ambiguità (da riconciliare con il necessario rigore che assicuri la correttezza della soluzione);
  • abilità nel trattare con problemi definiti in modo incompleto;
  • abilità nel trattare con aspetti sia umani che tecnologici, in quanto la dimensione umana (definizione dei requisiti, interfacce utente, formazione, …) è essenziale per il successo di qualunque sistema informatico;
  • capacità di comunicare e lavorare con gli altri per il raggiungimento di una meta comune o di una soluzione condivisa.

Anche per questi strumenti i benefici si estendono al di là della disciplina informatica.

Ed ecco la funzione del CODING

Il Coding, inteso come pensiero computazionale, non è soltanto una competenza digitale, come si è soliti credere. E’ invece una capacità creativa che permette di immaginare e descrivere un procedimento costruttivo che porti alla soluzione di un problema da risolvere, o allo sviluppo di una nostra idea. Il Coding si può praticare indipendentemente dall’avere uno strumento tecnologico ed è una competenza così trasversale che può essere insegnata fin dall’età dell’infanzia.